A distanza di dieci anni dal primo lancio, la rivoluzione mobile iniziata da Apple è chiaramente riscontrabile da una mera statistica: oggi nel mondo circolano circa un miliardo di dispositivi Apple.

La fortuna di questi device si deve soprattutto alla qualità di un sistema operativo, l’iOS, che ha rivisto ogni parametro del settore, garantendo ad ogni utente un’esperienza di utilizzo unica e coinvolgente. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Nelle prossime righe vedremo brevemente quali sono i pro e i contro dell’o.s. integrato nel dispositivo più desiderato dagli italiani, cercando di capire se si tratta di un sistema amico o nemico. Per la redazione di questo articolo, ringraziamo gli esperti di MagazineApp.

Apple come sistema amico

Dal punto di vista dei pro, Apple progetta ogni suo prodotto utilizzando software e hardware appositamente pensati e controllati per funzionare senza intoppi su ogni dispositivo che porta il marchio della mera morsicata. A questo si aggiunga un App Store estremamente ben fornito, che gode di alcune esclusive che non sono disponibili in altri store come quelli di Android o Windows.

Chi ha un iPhone o un iPad può davvero navigare in tutta sicurezza, in quanto è risaputo che i sistemi operativi che vi vengono installati sono secondi per impenetrabilità solo a quelli di casa Linux, i quali però non hanno avuto la stessa fortuna nel campo del mobile.

Apple come sistema nemico

Sul lato dei contro, non si può certo dire che l’iOS goda delle qualità open source proprie di Android. Quello che hai in un dispositivo Apple è il massimo a cui potrai ambire, almeno fino a che non verrà rilasciato un nuovo aggiornamento.

Sebbene il numero di app scaricabili sia più che valido, questo fattore spesso cozza con il fatto che i dispositivi Apple hanno una memoria prestabilita che non può essere espansa, il ché si riflette sulle limitate possibilità di personalizzazione di cui chi ha un iPhone deve tener conto.

In definitiva, chi acquista un prodotto Apple sceglie un sistema potente e sicuro, che tuttavia funziona alla perfezione solo se “chiuso nel suo mondo”. Fattore che nell’era della condivisione costituisce un handicap non irrilevante.